Alla fine di quasi ogni colloquio arriva la stessa domanda: "hai qualcosa da chiedere a noi?". E "no, penso sia stato tutto chiaro" è la risposta sbagliata, punto. Un colloquio va in due direzioni: le domande che fai dicono a chi ti ascolta quanto ci hai pensato davvero, tanto quanto le risposte che hai appena dato.
Domande che dimostrano che hai fatto i compiti
- —"Come è cambiato il team negli ultimi 12 mesi, e cosa vi aspettate che cambi nei prossimi 12?"
- —"Qual è la prima cosa reale che vorreste vedere fatta da chi entra in questo ruolo nei primi 90 giorni?"
- —"Cosa distingue chi ha per davvero successo in questo ruolo da chi invece fatica, nella vostra esperienza?"
Queste domande fanno due cose insieme: ti danno informazioni reali su cosa ti aspetta, e mostrano a chi ti intervista che stai valutando il ruolo con la stessa serietà con cui loro valutano te.
La domanda che quasi nessuno fa (e dovrebbe)
"Perché la persona precedente ha lasciato questo ruolo, o perché è stato creato ora?" È una domanda diretta, non aggressiva se posta con curiosità genuina, e la risposta ti dice moltissimo: turnover alto per un motivo strutturale, crescita del team, un ruolo nuovo di zecca senza precedenti da cui imparare. Ognuna di queste risposte cambia cosa dovresti aspettarti.
Cosa evitare
Non aprire con domande su ferie, smart working o benefit: arriveranno al momento giusto, di solito con HR, e farle troppo presto sposta la percezione da "persona interessata al ruolo" a "persona interessata alle condizioni". Non è sbagliato chiederle, è sbagliato il momento.