Quasi tutti i messaggi di networking su LinkedIn falliscono per lo stesso identico motivo: chiedono troppo, troppo presto, a qualcuno che non ti conosce. "Ciao, mi piacerebbe fare due chiacchiere sulla tua azienda" è vago, e costa tempo a chi lo riceve senza dargli un motivo vero per risponderti.
Chiedi una cosa piccola, non un favore grande
"15 minuti al telefono" è un impegno percepito come alto da chi non ti conosce. Una domanda precisa a cui si può rispondere per iscritto in due righe ("Come è strutturato il team di prodotto nella tua azienda?") ha un tasso di risposta molto più alto, e spesso apre comunque la porta a una conversazione più lunga se la persona è disponibile.
Il messaggio che funziona ha una struttura precisa
- —Una riga su chi sei e perché scrivi a questa persona precisa (non un template generico)
- —Una riga sul motivo del contatto, reale e limitato nel tempo che chiedi
- —Una domanda chiusa e puntuale, non "possiamo sentirci"
"Ciao [Nome], ho visto che lavori come [ruolo] in [azienda] e sto valutando un passaggio simile dopo [contesto breve]. Avresti 2 minuti per dirmi se nella tua esperienza il ruolo di [X] richiede più [competenza A] o più [competenza B]?" è più lungo di "vorrei entrare in contatto", ma costa molto meno a chi lo riceve.
Il follow-up conta quanto il primo messaggio
Molte persone non rispondono al primo messaggio semplicemente perché lo perdono tra le notifiche, non per disinteresse. Un secondo messaggio breve dopo una settimana ("Capisco che sei impegnato, giusto un piccolo promemoria") recupera una parte non trascurabile di risposte che altrimenti si perderebbero.