Molti profili LinkedIn sono scritti bene per chi li legge e quasi invisibili per chi cerca. Sono due cose diverse. I recruiter, quando cercano candidati attivamente, filtrano per parole chiave specifiche in un motore di ricerca interno: se il tuo titolo è "Problem solver appassionato di persone" invece di "Customer Success Manager", semplicemente non comparirai in quella ricerca, per quanto il tuo profilo sia scritto bene.
Il titolo (headline) è la riga più importante che hai
Di default LinkedIn usa il tuo ruolo attuale come titolo. È uno spreco: quello spazio dovrebbe contenere il ruolo che cerchi, 2-3 competenze chiave verificabili, e un settore o dominio preciso. "Senior Product Manager | SaaS B2B | Go-to-Market e Pricing Strategy" fa il lavoro di ricerca al posto del recruiter.
Il riepilogo non è una biografia
La sezione "Informazioni" non serve a raccontare la tua vita, serve a rispondere in 3-4 righe alla domanda "perché dovrei contattare questa persona per un ruolo aperto". Le prime due righe sono quelle che si vedono senza cliccare "vedi altro": mettici il contenuto più forte, non l'introduzione.
Le competenze contano solo se qualcuno le conferma
Una lista di 40 competenze senza nessuna conferma pesa meno di 8 competenze con conferme reali da colleghi o manager. LinkedIn dà peso, nella ricerca interna, alle competenze più confermate del tuo profilo: se le prime tre in elenco sono generiche e senza conferme, riordina manualmente mettendo davanti quelle più precise e più validate.
Un profilo fermo perde punti
Un profilo statico, aggiornato una volta e mai più toccato, tende a perdere visibilità nell'algoritmo di ricerca nel tempo rispetto a profili con attività regolare (commenti, articoli, aggiornamenti). Non serve pubblicare ogni giorno: basta un'interazione genuina ogni tanto su contenuti del proprio settore, che è anche il modo più naturale per restare visibile alla propria rete senza sembrare in cerca disperata di lavoro.