La sensazione generica di insoddisfazione è un punto di partenza, ma da sola non aiuta a decidere se cambiare lavoro adesso o aspettare. Alcuni segnali più puntuali e verificabili rendono la decisione meno basata sull'umore del momento.
Il tuo ruolo è identico a 2 anni fa
Responsabilità, competenze richieste e livello di autonomia sono gli stessi di 24 mesi fa, senza un piano reale di crescita discusso con il tuo manager. Non è automaticamente un problema se stai ancora imparando molto nel ruolo attuale, ma se anche l'apprendimento si è fermato, la stagnazione è un segnale reale, non un'impressione.
Confronta lo stipendio con il mercato, non con l'anno scorso
Un aumento annuale del 2-3% sembra positivo confrontato con il proprio stipendio precedente, ma può comunque significare restare indietro rispetto al mercato per lo stesso ruolo altrove. Una ricerca periodica (anche solo guardando annunci comparabili) aiuta a capire se il tuo stipendio è ancora allineato, o se sta scivolando indietro senza che te ne accorga.
Il turnover intorno a te è un dato, non un pettegolezzo
Se negli ultimi 12 mesi più colleghi diretti hanno lasciato lo stesso team, per motivi diversi tra loro, è un pattern degno di attenzione, non solo una serie di coincidenze scollegate. Un singolo collega che se ne va per un'offerta migliore è normale. Tre o quattro nello stesso periodo, dallo stesso team, di solito segnalano qualcosa di strutturale.
La domenica sera è diventata un indicatore
Un po' di tensione la domenica sera prima di rientrare al lavoro è comune e non significa nulla di grave da solo. Se quella tensione è diventata costante, intensa, e presente anche nei periodi meno carichi di lavoro, è un segnale che vale la pena prendere sul serio, prima che diventi un problema di salute oltre che di carriera.