Un licenziamento, atteso o improvviso, mette alla prova prima di tutto la gestione del tempo e dell'energia, prima ancora delle competenze di ricerca del lavoro vere e proprie. Come vengono usati i primi trenta giorni influisce concretamente sulla durata di tutto il periodo successivo.
I primi giorni: sistemare, non cercare ancora
Nella prima settimana ha senso occuparsi delle cose pratiche (disoccupazione, eventuale liquidazione, budget personale per i mesi successivi) prima ancora di lanciarsi nella ricerca attiva. Candidarsi in stato di ansia acuta produce il più delle volte candidature peggiori di quelle inviate con un minimo di lucidità recuperata.
Aggiorna gli strumenti prima di usarli
CV, profilo LinkedIn e un elenco di referenze pronte vanno aggiornati prima di iniziare a candidarsi in massa, non durante. Una prima ondata di candidature con materiali non aggiornati spreca spesso le occasioni migliori, quelle che arrivano proprio nelle prime settimane quando la rete di contatti è ancora informata della situazione.
Riattiva la rete con un messaggio onesto, non generico
Un messaggio diretto a contatti fidati ("Sto cercando un nuovo ruolo in [ambito], se ti viene in mente qualcosa o qualcuno mi farebbe piacere un confronto") funziona meglio di un post generico pubblico, e attiva più spesso occasioni reali attraverso la rete di secondo livello (i contatti dei tuoi contatti).
Una routine giornaliera protegge più della sola ricerca attiva
Mantenere una struttura quotidiana (orari fissi, obiettivi giornalieri piccoli e realistici, tempo dedicato anche ad attività non legate alla ricerca) protegge dal logoramento psicologico di una ricerca che, in molti casi, dura più a lungo di quanto si speri all'inizio.